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Ma dopo Letta non c'è il voto



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Mi accorgo che molti amici di sinistra danno per scontato che si vada a votare presto e pensano che le elezioni segneranno la vittoria di Berlusconi. Schiacciante, se si voterà con il Porcellum.
Come loro, lo danno per scontato in tanti. Quasi tutti.

Se invece il Porcellum sarà accantonato, secondo lo scenario più probabile si riproporrà lo stallo, con tre minoranze all'incirca equivalenti. Con la differenza, rispetto ad ora, che il PD non avrebbe la maggioranza alla Camera e sarebbe più debole nel rapporto con Berlusconi. Perfino più debole di adesso, intendo dire, perché lo sarebbe anche sul piano numerico, non solo su quello politico.





Pensandoci bene, mi assale però qualche dubbio, molto serio.
Se l'esito più probabile del voto è quello, conviene alla sinistra lavorare in quella direzione? Ma poi, è proprio così scontato che si vada a votare?
Il dubbio mi assale perché effettivamente avverto che tra molti amici di sinistra l'idea di andare a votare presto, più che incutere timore, rappresenta una speranza, un obiettivo da raggiungere.
Non si spiega, non ha molto senso, a meno che non si cada in un equivoco attorno al giudizio sul governo Letta. A meno che, cioè, non si stabilisca un nesso inscindibile tra caduta del governo e elezioni.

Certamente, se il governo dovesse andare avanti, sottoposto a un fuoco incrociato di PdL (da dentro) e M5S da fuori, senza combinare granché, come è avvenuto per il governo Monti, solo perché non ci si può permettere di andare a votare, meglio interrompere prima possibile l'agonia (e la fuga dell'elettorato). Non ci si dovrebbe rassegnare a condividere la responsabilità di fallimenti, se non di vere e proprie nefandezze, tanto più visto che saremmo costretti perfino a intestarcele perché il premier è “uno di noi”. Non ci si dovrebbe piegare ai ricatti di Berlusconi solo perché minaccia quotidianamente di “staccare la spina” dando a intendere che significherebbe una volta di più la sua conquista del potere.
Penso anch'io che ci si dovrebbe ribellare e accettare la sfida del voto. Ma l'esito sarebbe disastroso. E si metterebbe in conto una scissione del PD con conseguente rottura verticale del campo di centro sinistra. Perché una parte del PD andrebbe a “donare il sangue” al cadavere delle intese, sempre meno larghe e sempre più esangui. E' lo scenario che Grillo fa intendere di paventare mentre rappresenta il suo obiettivo finale.

“Solo chi cade può risorgere”? Palingenesi? Araba fenice? Personalmente non saprei che dire. Sarebbe una scelta praticamente obbligata, probabilmente. Ma i tempi di un nuovo corso politico che veda la sinistra governare il Paese si dilaterebbero assai. Indefinitamente.

E' qui che pongo la domanda. Sottrarsi al ricatto, far valere i rapporti di forza parlamentari, sfidare Berlusconi e rompere gli indugi e le insopportabili ambiguità il più rapidamente possibile, avrebbe necessariamente come conseguenza lo scioglimento delle Camere? Perché mai?

Ragioniamo. Dovrebbe essere Giorgio Napolitano a farlo. Se fosse in vigore ancora il Porcellum mi sembra possiamo dare per scontato che non lo farebbe. Ma quand'anche la legge elettorale fosse stata modificata, potrebbe davvero sciogliere le Camere?

Analizziamo prima la questione sul piano puramente procedurale: dovrebbe prima consultare i gruppi parlamentari.
Proviamo dunque a immaginare cosa potrebbe dire la delegazione del PD. Nel frattempo si sarebbe dovuto tenere il Congresso. Dovrebbe avere affrontato il tema sia in termini retrospettivi, con un giudizio sulla conduzione del partito nella vicenda delle elezioni presidenziali, sia in termini di prospettiva, per pronunciarsi nel merito, sui punti programmatici. Tanto per dire, sulla validità o meno degli otto punti.
Se la caduta del governo fosse stata causata da un contrasto chiaro, davanti agli elettori, su punti fondamentali di dissenso con il Popolo delle Libertà, risulterebbe abbastanza facile indicare la direzione di marcia e le possibili alleanze.
In questa ipotesi Beppe Grillo avrebbe difficoltà a divincolarsi e sfuggire per l'ennesima volta alle responsabilità. Ovvero, non sarebbe facile per lui tenere unita la delegazione M5S su una linea chiaramente “sfascista”.

Possiamo dare per scontato che non si ripeterebbero errori, né cialtroneschi né premeditati? O agguati? Neanche per idea. Ma non si dovrebbe sottovalutare un particolare: che verrebbe meno l'effetto sorpresa. Che chi è stato “fatto fesso” una volta non si rassegna facilmente a cascarci di nuovo.


Resta infine da dire di Napolitano. Ha posto a premessa della sua rielezione l'impegno solenne a non restare un minuto di più al suo posto in caso di caduta del governo. Se voto ha da essere, sia il nuovo Presidente ad assumersi la responsabilità di sciogliere le Camere.
In questa ipotesi, di una nuova elezione del Presidente in questo stesso Parlamento, è possibile immaginare che si ripeta per la seconda volta il film dell'orrore a cui abbiamo assistito il mese scorso? Tanto più che per il remake (se tragico o farsesco giudicatelo voi) non sarebbe più a disposizione l'espediente di tornare per la terza volta alle ginocchia di re Giorgio.

E' dunque possibile andare a “vedere” i bluff di Berlusconi. Tornare agli otto punti e farne una bandiera, scegliendo quelli più importanti per l'uscita dalla crisi, sfidandolo giorno per giorno a testa alta su quelli sui quali è più chiara la differenza “tra noi e loro”. Purché ci si prepari a dovere, con un congresso aperto che vada al fondo delle questioni, così da affrontare con spirito vincente il passaggio che attende il PD alla caduta di Letta.

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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